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Enrica Perucchietti – Intervista alla Scrittrice di Controinformazione

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Enrica Perucchietti, intervista alla pasionaria scrittrice che denuncia il potere occulto globale

– Enrica Perucchietti, scrittrice, benvenuta, grazie per avermi concesso l’intervista. Ti chiedo subito: chi è Enrica Perucchietti?

RISPOSTA DI Enrica Perucchietti – Non è mai facile presentarsi… Se mi chiedi cosa faccio, ti rispondo in estrema sintesi che sono giornalista pubblicista, scrittrice ed editor. Se vuoi sapere chi sono, è un altro paio di maniche… sono una persona molto curiosa, con la vocazione per la ricerca della verità a ogni costo. Non mi prendo mai sul serio e dubito di tutto.

Mi piace allenare la mia coscienza critica. Non mi faccio sedurre da alcun dogma e spesso non mi accontento di soluzioni “facili”. Vado e penso spesso controcorrente e sono una specie di Cassandra, nel senso che ho la tendenza a mettere in guardia il pubblico in largo anticipo da certe derive o pericoli che poi costantemente si realizzano.

– Tu sei una brava scrittrice, molto apprezzata dal pubblico. E so, conoscendoti, che l’etichetta di scrittrice complottista ti infastidisce. Tu preferisci essere definita autrice di controinformazione. Cosa intendi con questo termine, precisamente?

RISPOSTA – Detesto le etichette di complottismo o cospirazionismo perché sono denigratorie. Non mi piace nemmeno il termine “controinformazione” perché allude a un’informazione che va “contro” qualcosa (ovviamente contro quella mainstream). Chiamiamola semmai informazione alternativa.

Le etichette come “complottismo” e “cospirazionismo” vengono utilizzate in forma di arma ideologica semplicemente per poter censurare e liquidare ogni narrazione, ogni informazione che va oltre il pensiero unico e che cerca di approfondire tematiche scomode per il potere.

Inoltre, la gente non sa che l’espressione “teoria del complotto” è stata utilizzata per prima la prima volta dalla CIA, nel 1967, all’interno di un dispaccio che faceva parte di una operazione delle cosiddette psyops.

Il pubblico statunitense aveva reagito con scetticismo di fronte ai risultati della ricostruzione ufficiale della morte di John F. Kennedy che, secondo la Commissione Warren, sarebbe stato ucciso per mano di Lee Harvey Oswald, ritenuto pertanto l’unico responsabile dell’assassinio del presidente. Si era al contrario diffuso il sospetto che la morte di JFK rientrasse all’interno di una cospirazione in cui sarebbero state coinvolte personalità di alto livello.

Per tentare di arginare queste teorie, la CIA distribuì un memo segreto a tutti i suoi uffici periferici, chiedendo di mettere in campo i media per denigrare e attaccare i ricercatori che sostenevano questa ricostruzione alternativa, facendoli passare per seguaci irrazionali della “teoria del complotto”.

Ne è derivato velocemente un uso dispregiativo dell’espressione che perdura ancora oggi.

Ciò che mi interessa far capire, è che il potere deve fare ricorso a categorie per poter inibire la vera informazione alternativa che può, e sottolineo può, minare le versioni ufficiali.

– Se dovessi consigliare a qualcuno alcuni dei tuoi lavori, per iniziare a conoscerti, quale indicheresti, tra le tue numerose opere?

RISPOSTA – Forse Fake news (Arianna Editrice) o la Fabbrica della manipolazione (Arianna Editrice) scritto con Gianluca Marletta.

– Secondo te, per parlare di certi temi, molto delicati come quelli del tuo libro “False Flag”, serve molto coraggio?

RISPOSTA – Serve forse un po’ di imprudenza e soprattutto molto amore per la verità. Devo dirti, però, che l’opera che mi ha causato più problemi in assoluto, dagli insulti alle vere e proprie minacce di morte, è stato Unisex , il libro inchiesta scritto con Marletta su gender.

– Hai quindi ricevuto minacce, intimidazioni, svelando tu spesso e volentieri strategie di potere che riguardano fatti anche molto gravi?

RISPOSTA – Ecco, appunto. Sì, anche da chi non me lo sarei mai aspettato, cioè da colleghi. Prima citavo il putiferio suscitato con la riedizione di Unisex : abbiamo ricevuto ogni genere di insulto e minaccia di morte (gli inviti a bruciarmi viva in piazza come una strega si sono sprecati).

Poco prima della pubblicazione molti colleghi, ben più famosi di noi, ci avevano detto in privato, fuori dai denti, che non avrebbero mai affrontato in pubblico tematiche così delicate per evitare il linciaggio mediatico. E in effetti è scoppiata la bufera, sapientemente pilotata per farci deporre le armi e impedirci di trattare ulteriormente il genere di tematiche affrontate.

Non c’è infatti bisogno di una pallottola per fermare un giornalista o uno scrittore, ci sono armi più sottili e altrettanto efficaci, come la persecuzione mediatica, l’indifferenza di chi potrebbe tutelarti, la paura dei colleghi nel sostenerti.

Sembra infatti che trattare alcuni temi non sia “di sinistra”, né tantomeno buonista e progressista, quindi da biasimare pubblicamente, anche con la violenza. Ti devi semplicemente “vergognare” a pensare e a promuovere certe posizioni. Devi persino iniziare a dubitare della tua sanità mentale.

Trovo ridicolo imbarazzarsi ed evitare di trattare un argomento perché “politicamente scorretto”. Cavalcare ciò che è politicamente corretto o radical chic è semplicemente da codardi e l’età adulta porta con sé la presa di posizione e la salvaguardia di quei valori che si ritengono importanti.

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– Perché la gente comune dovrebbe fidarsi di qualcuno che parla di strategie di potere segrete? Non potresti essere anche tu qualcuno che fa parte di una strategia? È una domanda volutamente provocatoria !

RISPOSTA – Certamente, infatti io invito il lettore a non fidarsi mai di nessuno, nemmeno di me e di quello che scrivo. Non ci si deve orientare tramite la “fede” ma attraverso la coscienza critica. Invito a usare il dubbio e la ragione sempre. In ogni caso, nel mio piccolo, documento tutto quello che scrivo, poi ovviamente ho le mie opinioni e posso interpretare alcuni episodi, ma lo specifico, non forzo mai la mano e soprattutto non ho mai adottato un atteggiamento dogmatico.

Il lettore deve mettere in dubbio anche quello che io scrivo. Deve approfondire e non fermarsi mai a una risposta precostituita. Altrimenti usciamo da una credenza per abbracciarne un’altra.

– Che rapporto hai con il tuo pubblico? Cosa ti dice la gente in privato sui tuoi libri, sui tuoi interventi?

RISPOSTA – Direi ottimo, cerco di rispondere sempre a tutti, di essere disponibile e avendo una spiccata vena sarcastica tendo a sdrammatizzare spesso, invece di aizzare il mio pubblico come fanno altri autori. Detesto i toni violenti, le lamentele e le polemiche che servono solo a inquinare i pozzi. Ma su questo ho decisamente un taglio “sabaudo” e al contempo femminile.

Tendenzialmente mi fanno i complimenti e mi fanno delle domande di approfondimento; spesso mi chiedono che cosa si può fare per cambiare le cose…

– Sei soddisfatta della tua vita professionale ? Che progetti hai in futuro?

RISPOSTA – Forse non ti aspetterai la risposta che ti sto per dare: no. Non sono soddisfatta della mia vita professionale perché i sacrifici che ho fatto e che faccio quotidianamente sono maggiori rispetto ai risultati. Quello che scrivo lo faccio non per soldi (la gente non ha idea di quanto sono basse le percentuali dei diritti d’autore e di come non si possa vivere da saggisti in Italia) ma per una vera e propria forma di vocazione. Infatti per vivere lavoro come editor.

Se vedo un’ingiustizia mi sento chiamata a testimoniarla e a divulgare attraverso libri o articoli quello che scopro e che ritengo la gente debba conoscere. Però ovviamente ciò comporta grossi sacrifici. Da questo punto, però non posso lamentarmi: è una strada che mi sono scelta e che porterò avanti finché reggerò. Non è facile, però, ti ritrovi per lo più solo e spesso mi sembra di combattere contro i mulini a vento. Ogni volta mi dico: “Basta!” ma poi ci ricasco…

– Com’è la tua vita privata?

RISPOSTA – Molto semplice. Casa, famiglia, gatta, amici e fidanzato. Lavoro molto, leggo molto e nel tempo libero cerco di rilassarmi, leggere, studiare, guardare film e correre per scaricare a tensione…

– Ho letto tra la tua produzione molto interesse per l’occulto. Che rapporti hai con il soprannaturale? Credi nell’aldilà, in una vita ultraterrena?

RISPOSTA – Lo potrei definire il primo amore. Mi ha affascinato fin da piccolissima, divenendo quasi un’ossessione. All’Università mi sono laureata in Filosofia con una tesi di ricerca sull’alchimia e ho continuato ad approfondire le tematiche legate all’esoterismo.

Oggi, devo constatare però che questo primo amore è stato offuscato dalla “controinformazione” e dalla ricerca di un impegno etico nella società. Non posso vivere serena se so di non avere cercato di fare qualcosa, nel mio piccolo. E quello che cerco di fare è informare e di mettere in guardia i lettori dalle derive distopiche verso cui ci stiamo dirigendo a folle velocità. Spero sempre che la gente impari a immunizzarsi contro la manipolazione e le balle del sistema…

– Hai progettato sin dall’inizio di diventare una scrittrice alternativa? O è stato frutto di un percorso per tappe?

RISPOSTA – Assolutamente no, è stato un caso. Tutta la mia vita è costellata da eventi di pura sincronicità come se rientrassero all’interno di un grande disegno.

Ho lavorato per sei anni in una redazione televisiva dove ho potuto approfondire da vicino alcune dinamiche legate al potere e all’ingegneria sociale, avendo però una conoscenza approfondita di esoterismo e occultismo.

In qualche modo è nato da lì il mio interesse ad andare in fondo alle cose, insomma, ad alzare il sipario per vedere cosa si nasconde dietro le quinte del potere.

– Riguardo al potere globale occulto, sei ottimista sul fatto che tutti insieme possiamo aumentare la libertà dai poteri forti, come popoli liberi? Ritieni la democrazia reale un’utopia da sognatori o ci sono speranze concrete di realizzarla?

RISPOSTA – Una volta lo ero, al momento sono pessimista. Stiamo andando verso una forma di tecno-distopia, in cui tutti saremo sorvegliati e controllati e la maggior parte della gente non se ne rende minimamente conto e, anzi, sembra abbracciare come progresso qualunque provvedimento venga imposto o incentivato dall’alto, persino farsi impiantare dei microchip per “comodità” in modo da evitare pin, password o il contante.

La democrazia, dopotutto, come insegnava Edward Bernays, non può reggersi senza propaganda e manipolazione delle masse… Il potere, per controllarci, ci ha abituati a osservare il mondo e a reagire alla notizie di pancia, in maniera sempre più dogmatica, abdicando al nostro senso critico.

Distratti dalla società dello spettacolo che pervade ormai ogni fibra della nostra società e del nostro essere, assorbiamo passivamente la rappresentazione della realtà che il potere ci offre, acquisendo così un’opinione prefabbricata del reale.

Assimiliamo in modo acritico ciò che i media mainstream ci mostrano, senza avere i mezzi e la pazienza di controllare le fonti e verificare se la visione che il pensiero unico sta imponendo all’Occidente sia effettivamente adeguata a esprimere la complessità del reale, o non sia invece “di parte” e dunque falsificata. Accogliamo, in estrema sintesi, quello che appare in linea con quanto ci è stato inculcato e che vogliamo sentire, in modo che niente e nessuno metta in discussione le nostre certezze.

L’impressione è che il mondialismo abbia prodotto non solo una globalizzazione delle merci ma anche una globalizzazione del pensiero e delle coscienze, dopo aver livellato e spersonalizzato l’individuo, distruggendo tutte le identità che aveva, arrivando persino all’impensabile, cioè a cancellarne l’identità sessuale per costruire una società che sia “liquida” e a-morfa (senza forma) in tutti i suoi aspetti.

Sulle ceneri del vetus ordo ormai in agonia, sta non solo crescendo un mondo nuovo (citando il capolavoro distopico di Aldous Huxley), ma anche un “uomo nuovo”, che si vuole cittadino di questa nuova “costruzione”. Un uomo omologato e omologabile che sia non solo mercificato ma soprattutto “merce”.

Emerge pertanto il continuo sforzo da parte del potere di distrarre e al contempo manipolare le masse per ottenere consenso, attraverso slogan e mantra ripetuti fino alla nausea o concetti quali il “progresso”. L’opinione pubblica è talmente soggiogata che è come se ai governanti non sfuggisse più nessuna maglia di questo ingranaggio: Bernays sarebbe soddisfatto di scoprire come oggi la propaganda sia penetrata in ogni fibra del nostro essere.

Qualcosa, però, di questo meccanismo, sembra essersi inceppato. Se è vero, parafrasando Bernays, che la società moderna esige una leadership forte e che quindi chi governa deve sapere esercitare al meglio l’arte del comando per indirizzare e guidare l’elettorato, la manipolazione costante e capillare dell’opinione pubblica ha raggiunto al contempo il suo apice e forse il suo declino.

La gente (almeno una parte) sta infatti iniziando ad acquisire la capacità e la volontà di andare oltre l’apparenza per capire meglio gli avvenimenti e la loro genesi. Ho paura però che questo risveglio sia ancora troppo circoscritto e che le persone tendano ancora a far combattere agli altri le battaglie importanti, “per procura”.

Per ottenere davvero qualcosa dovremmo far valere il nostro consenso e lottare per ottenere quella libertà che ci è stata gradualmente sottratta. Spero che avremo la forza di farlo. Ma, citando Nietzsche, «La speranza è il peggiore tra i mali, poiché prolunga i tormenti degli uomini».

Grazie del tempo che ci hai concesso, Enrica.
Ti auguriamo un in bocca al lupo per tutto!

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Salve, sono Roberto Di Molfetta, Fondatore e Amministratore di NuovOrdineMondiale.it.

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Roberto Di Molfetta, 1974, nativo di Salerno, da madre romana e padre di Ceccano (Frosinone), ha avuto parecchie città di residenza, ma deve la sua formazione soprattutto al periodo ventennale trascorso nel centro della Capitale, dove risiede adesso. Laureato in Comunicazione alla Sapienza di Roma, si occupa ormai da anni di Web Marketing. Contatti: [email protected] Sito Web: www.robertodimolfetta.it

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