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Benessere e Salute

I Vaccini sono veramente Utili contro le Malattie?

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Questo articolo, che risponde sono in modo introduttivo alla domanda se i vaccini sono veramente utili contro le malattie, è interamente tratto dall’illuminante libro di Marco Pizzuti, Scoperte mediche non autorizzate: Le cure proibite osteggiate dalle multinazionali del farmaco. Edizioni il Punto d’Incontro.

Vi invito a leggere l’opera originale, sia perché affronta in modo più approfondito l’argomento vaccini, sia perché consente di avere un quadro più chiaro di molte influenze nel mondo della medicina che non sono perfettamente dalla parte del malato, una su tutte l’influenza del mondo farmaceutico.

Le vaccinazioni costituiscono il capitolo più misterioso della storia della medicina. Non siamo riusciti a trovare prove inoppugnabili che dimostrino la reale efficacia di queste… Infatti alla luce di una assolutamente incompleta conoscenza dei meccanismi immunitari, solo la comparazione di grandi gruppi di vaccinati e non (doppio cieco), proverebbe qualcosa, ma stranamente non si vuole mai farlo. — Francesco Walter Pansini

Breve storia dei vaccini

Già nell’antichità gli orientali avevano cercato di arginarne la diffusione attraverso l’inoculazione preventiva del virus, con alterni risultati, perché non di rado i pazienti contraevano la malattia e morivano. La svolta avvenne nel 1775, quando il medico inglese Edward Jenner si accorse che i contadini che avevano preso il vaiolo bovino erano immuni all’infezione umana.

Decise quindi di inoculare il virus bovino (da cui il termine “vaccino”) e dopo vent’anni di esperimenti rese nota la sua tecnica. Da allora, il metodo fu raffinato e, grazie alla profilassi sistematica, il vaiolo è andato scomparendo, fino alla debellazione ufficiale proclamata dall’OMS nel 1979.

L’eradicazione del vaiolo è uno dei grandi vanti della medicina moderna che, diffondendo e imponendo le vaccinazioni di massa, ha drasticamente abbassato (e talvolta cancellato) l’incidenza di malattie prima comuni, come la poliomielite, la tubercolosi, il tetano, la difterite, il morbillo, la scarlattina e molte altre. O almeno questo è quanto ci viene comunemente fatto credere.

Ma davvero la scomparsa di alcuni morbi è una conquista della medicina?

Grafici e statistiche sui vaccini

Si osservino i due grafici sopra. Il primo rappresenta l’andamento del morbillo e della pertosse in Galles e Inghilterra. Come si può vedere, quando si diede inizio alle vaccinazioni di massa negli anni ’60 entrambe le malattie stavano già scomparendo.

Una situazione analoga riguarda la tubercolosi, già in netto calo ben prima dell’introduzione della profilassi. Prendiamo come esempio il caso della difterite.

Negli anni ’30 in Ungheria venne vaccinata la popolazione delle campagne, il cui tasso di mortalità risultò però pressoché identico a quello dei cittadini non vaccinati di Budapest. Nel cantone di Ginevra la profilassi iniziò nel 1932 e nel vicino cantone di Vaud nel 1944, ma nei dodici anni intercorsi la malattia seguì lo stesso andamento in entrambe le regioni: tra i vaccinati i casi di difterite scesero da 137 a 20, tra i non vaccinati da 135 a 25.

In Inghilterra la vaccinazione entrò in vigore negli anni ’40 e nel giro di un decennio il numero di decessi passò da 2.480 a 49. Tale drastica riduzione si ebbe anche a Berlino dopo appena sei anni e senza ricorrere alle vaccinazioni.

Se si comparano i grafici di 19 Paesi europei dove venne praticata la vaccinazione contro la difterite tra il 1946 e il 1952 con quelli della Germania Occidentale, dove non si praticava il vaccino, si scopre che nei primi si registravano sia più casi di malati sia più decessi.

Questi dati, presi dalle statistiche ufficiali dell’OMS, sembrano indicare che le vaccinazioni hanno avuto un ruolo del tutto marginale, o addirittura negativo, nella lotta alle malattie infettive.

Ciò che ha davvero portato alla riduzione è stato il miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie e dell’alimentazione.

Si tratta però di numeri poco noti: la maggior parte delle persone restano convinte che i vaccini siano indispensabili.

I primi dubbi sull’efficacia dei vaccini

In realtà, i primi dubbi sulla loro efficacia nacquero, dati alla mano, molto tempo fa. Per esempio, quando le Filippine divennero una colonia americana, la mortalità per vaiolo era del 10 per cento (1905).

Dopo la prima campagna di vaccinazione del 1905-6 la mortalità aumentò fino al 25 per cento; la seconda campagna portò alla vaccinazione del 95 per cento della popolazione e la mortalità salì oltre il 50 per cento. 486 Ma per avere il primo grande studio statistico effettuato su un vasto numero di casi con il controllo in doppio cieco bisogna aspettare i primi anni ’70.

Nel corso della sperimentazione, eseguita in India, vennero vaccinati contro la tubercolosi 130.000 individui, su un totale di 260.000 persone poste sotto osservazione. 487 Contrariamente alle previsioni, i ricercatori dovettero constatare che “il vaccino non fornisce alcuna protezione nei primi sette anni e mezzo” 488 (periodo al quale si riferiva il controllo); anzi, l’incidenza della tubercolosi era leggermente superiore nel gruppo dei vaccinati.

Perché di fronte a dati contraddittori e dubbi più che legittimi, i vaccini vengono tuttora proposti come indispensabili e sicuri? È davvero così o si tratta dell’ennesima campagna di informazione parziale o fuorviante? Come cittadini, avremmo il diritto di sapere tutti i vantaggi e tutte le controindicazioni di questi trattamenti, per valutare in piena autonomia la loro effettiva utilità.

La citazione del noto pediatra americano

“Le vaccinazioni sono state pubblicizzate così abilmente e aggressivamente”, ha affermato Robert S. Mendelsohn, un noto pediatra americano con trent’anni di esperienza alla direzione nazionale del Servizio di consulenza medica, “che la maggior parte dei genitori le ritiene il miracolo debellatore di molte spaventose malattie. Conseguentemente, chiunque vi si opponga è considerato ai limiti della pazzia. Per un pediatra contestarle equivale alla negazione dell’infallibilità del papa da parte di un prete. Molto di ciò che vi hanno fatto credere sulle vaccinazioni non è vero. Non solo nutro su di esse gravi dubbi, ma, se dovessi seguire le mie profonde convinzioni, vi esorterei su due piedi a rifiutarvi di praticare a vostro figlio qualsiasi vaccinazione… Non esiste alcuna prova scientifica convincente del fatto che si possa attribuire alle vaccinazioni di massa l’eliminazione di alcuna malattia infantile”.

Gli audiuvanti nei vaccini

Nei vaccini si aggiungono i cosiddetti “eccipienti”, sostanze che svolgono una funzione battericida (mantengono il prodotto asettico garantendone la conservazione) e adiuvante (sollecitano la risposta immunitaria).

Tra gli eccipienti battericidi più diffusi ci sono i sali di mercurio e gli antibiotici, mentre tra gli adiuvanti la formaldeide e il formolo, l’idrossido e il fosfato di alluminio, tutte sostanze che il nostro organismo assorbe al momento dell’inoculazione.

Per quanto siano presenti in quantità minima, si tratta spesso di sostanze tossiche somministrate a bambini, o addirittura neonati, in un momento di particolare sensibilità e vulnerabilità. Lo ha spiegato bene Roberto Gava, medico e ricercatore di Padova: “Sappiamo che la prolungata stimolazione immunitaria causata dagli adiuvanti (per esempio alluminio) contenuti nei vaccini pediatrici può causare gravi danni neurologici centrali. […] Tra i vari danni tossicologici dei vaccini, spicca per gravità quello neurologico, anche perché è il più difficile da debellare. Ebbene, la ‘Sindrome encefalica acquisita’ molto spesso non è altro che la reazione dell’organismo a tossine dannose (mercurio o alluminio), materiale proteico di origine animale e/ o virus attenuati (che hanno una forte propensione ad attaccare i tessuti nervosi)”.

Roberto Gava ricordiamo per le sue prese di posizione contro i rischi delle vaccinazioni è stato radiato dall’Ordine dei Medici.

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