I vaccini possono causare reazioni avverse – Dal Libro del dottor Giulio Tarro

I vaccini sono farmaci

I vaccini sono farmaci veri e propri e come tali hanno indicazioni – non indicazioni e controindicazioni – ed è quindi ovvio che possano causare reazioni avverse. Se usati adeguatamente e attentamente personalizzati, i vaccini possono essere molto utili per ridurre nel ricevente la probabilità di ammalarsi di alcune specifiche patologie infettive, ma se usati in modo generalizzato possono essere utili in alcuni soggetti, inutili in altri e dannosi in altri ancora.

La farmacologia moderna, a esclusione di condizioni estreme di emergenza pubblica, non contempla farmaci che possono essere somministrati in modo generalizzato, incondizionato e indiscriminato a tutta la popolazione, cioè senza un adeguato studio dell’individuo volto a personalizzare il trattamento e valutare correttamente il suo rapporto rischio/beneficio per ogni singolo ricevente. La medicina del futuro sarà una medicina dove si imporrà la prevenzione primaria e questa non può certamente essere basata o solo o prevalentemente sull’uso dei farmaci, ma prima di tutto su una corretta igiene di vita (alimentare, motoria, rispettosa dei ritmi biologici, psicologica, socio-culturale ecc.) e su interventi di salvaguardia e di bonifica dell’ambiente.

Efficacia vaccinale

L’efficacia delle vaccinazioni non è così sicura e generalizzata come alcuni sostengono, o per lo meno andrebbe valutata con un’ottica di tipo globale, tenendo conto di tutti i fattori in gioco. Vi sono dati inoppugnabili che la mortalità da molte malattie infettive era calata nei Paesi industrializzati ben prima dell’introduzione delle vaccinazioni, indicando che i fattori di igiene e di nutrizione hanno un ruolo determinante (si ripensi anche alle conseguenze del maremoto in Indonesia).

Malattie endemiche ed epidemiche come la peste, il colera, la malaria e la tubercolosi nel XX secolo sono praticamente scomparse indipendentemente dalle vaccinazioni. Anzi, anche oggi abbiamo casi sporadici di peste in vari
Paesi del mondo, senza però che si manifesti alcuna epidemia, semplicemente perché sono cambiate le condizioni sociali che permetterebbero l’estendersi di questa infezione38.

La gente crede che l’efficacia dei vaccini sia stata dimostrata precedentemente al loro utilizzo nella popolazione, come avviene con la maggior parte dei farmaci, per esempio con studi che li confrontino con il placebo, mentre non è assolutamente così. Vengono eseguiti solo pochi studi di tossicità di una dose singola o ripetuta e di tollerabilità locale nel sito di inoculo.

È per questo che tra i medici ci sono anche alcuni che sono molto perplessi verso le vaccinazioni di massa, come il professor Eric L. Hurwitz della UCLA School of Public Health, che in un editoriale pubblicato dal quotidiano statunitense «Los Angeles Times» ha scritto che per lui «la vaccinazione è un salto nel buio39». E aggiunge:

“E pensiamo a quanto poco si conosce sulle potenziali conseguenze a lungo termine di vaccini multipli o combinati che sono normalmente somministrati ai bambini. Inoltre, ricerche e dati scaturiti da studi su animali e sull’uomo suggeriscono che le vaccinazioni sono tra i fattori che contribuiscono all’aumento delle allergie. Poiché i vaccini sono testati e venduti senza studi sicuri sul lungo termine e senza studi su un numero sufficientemente ampio di soggetti, la mancanza di fiducia nella loro sicurezza non si può definire un equivoco, ma una paura scientificamente giustificabile.”

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